regia di Roberto Cannavò
foto di Lina Pallotta©

LOGLINE

Una trans, il cui percorso non si è mai “completato”, ha vissuto da protagonista i movimenti di lotta per i diritti civili degli anni Settanta, incidendo sulle trasformazioni sociali dell’Italia. A distanza di quarant’anni, a confronto con una nuova generazione, in un viaggio da Bologna al paese natale del sud Italia, lei/lui ripercorre questa vicenda, tracciando in un road movie la storia lgbtqi. Incontri, racconti, vita quotidiana, strada, buio, luce, solidarietà, rispetto e la “favolosità” che è tratto distintivo della lotta trans. Mentre «comincia a essere sotto gli occhi di tuttiche il mondo si è incarognito e imbruttito».

SOGGETTO

Andata e ritorno è un viaggio di rispecchiamenti tra generazioni. Protagonista è Porpora Marcasciano, una transessuale che ha attraversato i movimenti politici (femministi, comunisti e trans) dagli anni Settanta ad oggi. Né uomo né donna, l’identità di Porpora è in transizione perenne, per scelta, non avendo mai completato il cambio di sesso e avendo interrotto le cure ormonali. Il viaggio da Bologna al sud, verso il suo paese natio, è il luogo in cui si ripercorre un’esperienza di protesta che dura ancora oggi. A sessant’anni Porpora ha su di sé la fatica della sua leggerezza: senza nascondere qualche stanchezza, la sua giocosa interpretazione del mondo accompagna il desiderio di raccontare e tracciare la storia trans con la propria originale testimonianza. Se il movimentismo attuale appare come minaccia ad alcuni e come forma residuale ai suoi protagonisti, se quello passato viene interpretato come mitologico e inerte, quale sarà la sintesi di una transgender al termine di questa ricerca?

NOTE DI REGIA

La visione registica si basa sul concetto che per raccontare una persona, il suo vissuto, le sue emozioni, non ci si possa porre nei suoi confronti prendendo le sue parti o contrastandola. Presupporre che lo spettatore s’immedesimi direttamente con l’occhio della macchina da presa e, conseguentemente, con il cambio di punto di vista, drammaturgicamente inevitabile, è inefficace quando si parla di un documentario. Perché la consapevolezza della realtà narrata funge da filtro per lo spettatore. Non rispettare questa evidenza rischia di compromettere il documentario trasformandolo in un servizio giornalistico “di parte”. Mentre facilitare un approccio a ciò che si osserva, senza snaturare il proprio vissuto e le proprie idee, certamente garantisce una più immediata commistione fra il narrato e la propria identità. Parlando invece del modo in cui la camera deve porsi nei confronti dei protagonisti, è invece importante sottolineare come sarebbe deleterio un approccio alla figura di Porpora semplicemente dal punto di vista della sua “natura sessuale”. L’identità di una persona è molto più complessa della sola identificazione di genere. Perciò l’occhio della macchina da presa si focalizza sulla presentazione a 360° della protagonista, considerata nella sua integrità. Da un punto di vista sociale questo ragionamento vuole essere inoltre da incentivo per un’accettazione delle persone transessuali come singoli, prima ancora che comunità. Così come sembrerebbe strano, dunque, approcciarsi alla storia di un uomo o di una donna specificando innanzitutto le sue inclinazioni sessuali, ugualmente è ingiustificato farlo con qualcuno che si dovesse discostare da ciò che viene comunemente definito “normale”.

PRODUZIONE

  • Anno di produzione: 2019
  • Durata: 52 min
  • Tipologia: documentario/road movie
  • Paese: Italia
  • Produzione: Humareels
  • Coproduzione: Maxman Coop
  • Produttori: Vittorio Martone e Marilisa Murgia
  • Regia: Roberto Cannavò
  • Soggetto e sceneggiatura : Vittorio Martone
  • Direttore della fotografia e Montaggio: Massimiliano Bartolini
  • Suono in presa diretta e Musiche: Fabio Iaci

 

Con il contributo di:

 

Con il patrocinio di:

                    

Con l’interesse di:

                           

 

Con il patrocinio e il supporto di: